È più difficile ascoltare il corpo o tendiamo rimandare nel tempo il nostro benessere?

Spesso si parla dell’importanza di ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO.

Molti clienti mi confessano che non lo ascoltano correttamente o non sanno ascoltarlo!

È proprio vero che non lo ascoltano o è una velato modo di scusarsi?

Io penso che quando il corpo vuole farsi sentire, si fa sentire perché ha una voce molto potente: la voce del dolore!

È la voce del fastidio, della stanchezza, della sonnolenza, della svogliatezza. È la voce delle emozioni, delle sensazioni, del malessere generale. È la voce della diminuita capacità o voglia di movimento, la voce della perdita di appetito o della fame nervosa, del volto e degli occhi spenti.

Non solo, il corpo usa perfino la teatralità (psicosomatica) gonfiandoci o rendendoci asciutti, giocando tra pieni e vuoti, colorando il nostro viso di bianco oppure arrossando la nostra pelle qua e là, come se anche il corpo avesse il diritto di irritarsi per tanta nostra poca attenzione. Arriva, perfino, a cambiare la nostra postura, l’espressione stessa del volto e degli occhi, la fisionomia del nostro aspetto (fisiognomica).

Tutte queste cose raramente passano inosservate, ne prendiamo coscienza: non si può fa finta di non sentire un dolore o un fastidio, è che diventiamo abili nel farlo!

Cosa ci impedisce ascoltare il nostro corpo? Cosa ci impedisce di rispondere immediatamente alle richieste del nostro corpo?

È una riflessione che mi pongo spesso. Chi viene nel mio studio è solito sentirsi domandare: da quanto tempo… lei sente questo fastidio? La confessione: un mese, tre mesi, sei mesi, un anno… chi ancora di più.

Tutti, penso, lo sappiamo: più rimandiamo nel tempo un malessere, più esso diventa cronico ed è più complesso toglierlo.

È proprio vero che la vera ragione del non ascolto del corpo non sta nel non ascolto?

Più che a non ascoltare il nostro corpo, noi TENDIAMO A RIMANDARE NEL TEMPO CIÒ CHE DOBBIAMO FARE OGGI!

Non abbiamo sufficiente percezione, quanto sia nefasto e grave il “rimandare nel tempo” ciò che ci chiede “oggi” il nostro corpo e quello che ci chiede è sempre collegato con le nostre esigenze profonde.

Che cosa rende progressivamente debole il nostro corpo fino ad ammalarsi?

Provo a spiegarlo semplicemente.

Quando assumiamo un comportamento innaturale come una postura scorretta da seduti, quando accade un evento traumatico, quando subiamo un incidente involuto, quando ci scontriamo nell’ambiente in cui viviamo con un fattore stressogeno ecc., immediatamente noi ne percepiamo il colpo, il disagio. Il corpo, in mille modi, ci lancia i suoi messaggi di avvertimento. Ma noi, invece di farne tesoro e agire subito per togliere la causa stressante, tendiamo a rimandare nel tempo la soluzione.

Ecco come lo facciamo:

  • Svalutiamo i campanelli di allarme, non diamo loro il peso che meritano.
  • Assumiamo il ruolo di Superman, ci sentiamo forti e bravi nel saper sopportare tutto all’ennesima potenza.
  • Ci sentiamo più responsabili degli altri trascurando noi stessi, per quella idea che senza di noi gli altri sarebbero come persi, noi veniamo sempre dopo nella priorità del tempo e tralasciamo di dare la giusta importanza ai messaggi del nostro corpo, bravi crocirossini, ma medici incapaci di curare se stessi.
  • A causa di una scorretta educazione al dovere e al sacrificio, tendiamo a mettere prima di tutto gli impegni, il lavoro, non ho tempo per… (frase scusante).
  • Per “paura” e chiamare le cose col loro nome, cerchiamo di abbellire ciò che ci spaventa per renderlo meno angosciante, togliendo urgenza, gravità, facendo finta che nulla sia accaduto, non ascoltando i segnali del corpo e … aspettiamo che tutto si risolva come per magia.
  • altro ancora, prova a raccontarlo tu.

Cosa comporta questo RIMANDARE NEL TEMPO: prima o poi ci verrà presentato il conto!

Un problema latente non se ne sta buono a cuccia come il buon fedele cane, la disfunzione, il disequilibrio continuano a lavorare sotto la soglia della nostra coscienza e si complicano proprio grazie al nostro “rimandare nel tempo”.

Sì perché il nostro corpo funziona così.

Il corpo possiede una sapienza meravigliosa interna, grazie alla quale cerca di risolvere ogni stress, trauma, disequilibrio. Dentro di noi agisce una intelligenza innata, la quale attiva immediatamente tutte le sue risorse ed è più veloce di ogni nostro pensiero. Tutte le misure di difesa e correzione seguono le leggi inconsce a noi trasmesse e rielaborate dal DNA di generazione in generazione.

Eppure il nostro corpo non vuole fare tutto da solo, ci vuole avvertire, per quel patto di profonda e dinamica collaborazione tra mente conscia e inconscia, tra “Io razionale” e “Sé interiore”. Il corpo ci parla lanciando diversi segnali alla nostra mente conscia perché li interpreti affinché noi, in modo cosciente, attiviamo, senza aspettare tempo, tutte le soluzioni migliori.

Il corpo non è uno strumento da sfruttare, ma un essere vivente con cui “collaborare” per realizzare il nostro progetto di vita, mai del tutto conosciuto alla nostra mente razionale. Sì, svegliarci dal torpore della vita reale di tutti i giorni (abitudini, impegni, progetti, sacrifici, pensieri, gioie e dolori) per prendere coscienza di ciò che, sotto il livello della nostra coscienza vigile, ma altrettanto reale, accade nel nostro corpo, in modo da prestare anche il nostro aiuto, la nostra collaborazione, nel ristabilire quel dinamico naturale equilibrio in noi infranto.

Se noi, invece, siamo tutti presi dalla nostra mente razionale, impegnata e limitata nelle cose di questo mondo, non prestiamo molta attenzione ai segnali del corpo e continuiamo a vivere come se nulla fosse. Il nostro corpo, allora, si domanda: “perché non mi aiuta, glielo sto chiedendo?

Il corpo, vendendo che non cambiamo nulla e non facciamo nessuna scelta per migliorare la nostra condizione, pensa che la disfunzione in atto non rappresenti per noi qualcosa di pericoloso per la nostra sopravvivenza, proprio quanto il nostro corpo ce lo sta gridando.

Il corpo dice: “se l’essere umano, in cui esisto, persiste nel tempo a voler mantenere comportamenti scorretti e non trova soluzioni a questo squilibrio, significa che per qualche ragione questo squilibrio svolga un ruolo voluto“. Di conseguenza il corpo, pur non capendo la nostra motivazione, ci rispetta e tende ad adattarsi, mantenendo nel tempo lo squilibrio. Contemporaneamente cerca di diminuire al massimo ciò che nell’immediato può mettere in crisi la sua sopravvivenza. Dice: “io non capisco perché, ma mi ci adatto”.

Quando il corpo si adatta e accetta uno squilibrio? Solo quando uno squilibrio continua nel tempo. Non vede da parte nostra nessun cambiamento di comportamento, nessuna azione di aiuto, nessun atto volontario che attesti la solidarietà al nostro corpo e ai suoi messaggi di aiuto.

È proprio il PERMANERE NEL TEMPO DELLO SQUILIBRIO a provocare l’adattamento del corpo allo squilibrio, o meglio, il nostro corpo cerca di correre ai ripari adattandosi allo squilibrio che noi rimandiamo nel tempo. È ciò che la medicina occidentale indica come “CRONICIZZAZIONE” di un malessere.

Ogni volta che una disarmonia o squilibrio permane nel tempo, il nostro corpo attiva una procedura interna di reciproco sostegno, chiedendo aiuto ad altri organi, ad altri sistemi corporei, ad altri muscoli, ad altre fonti di energia. La spartizione dei pesi all’interno del corpo fa sì che quel malessere contagi, allargandosi, altre strutture e sistemi. Per esempio prima ho un dolore alla zona lombare e ora mi scende lungo tutta la gamba. Questo perché tutto e tutti nel corpo collaborano 24 ore su 24 alla nostra sopravvivenza, anche se non ne abbiamo coscienza: il reciproco aiuto è una legge interna. Purtroppo anche strutture e sistemi del corpo hanno una loro vitalità e resistenza e, quando anche questi subiscono uno stress superiore alle loro performance, diventano vittime sacrificali di quel malessere. Il risultato: il semplice malessere si complica e cronicizza e noi ci ammaliamo.

Arriva quindi il giorno in cui il dolore si fa più forte, il corpo ci impedisce di compiere le azioni quotidiane, ci toglie la dignità del vivere e allora corriamo ai ripari e andiamo dal medico o dal massaggiatore, nel mio caso, e …. chiediamo il miracolo. Ed è meraviglioso: il nostro corpo è così generoso e ricco di possibilità che il miracolo anche ce lo dona, non sempre subito però, questa volta, quando una situazione è cronicizzata, ci fa attendere un po’ di più, quasi come ad insegnarci una lezione.

Proprio per questo invito tutti a prendersi cura del proprio benessere.

Ama te stesso prima di ogni cosa e sarai in grado di compiere ogni cosa.

Non rimandare nel tempo ciò che devi fare oggi, per tutto il resto tempo ce n’è sempre.

il nostro corpo, quando chiama, va ascoltato e nulla deve farci rimandare nel tempo la nostra risposta chiara e amorosa. Agire subito, non fermarti mai al solo pensare e se un massaggio ti è utile fissa subito un appuntamento, prima che un problema diventi cronico. Prevenire è meglio che curare.

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